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jueves, 20 de noviembre de 2014

Specchi: Mi vedo riflessa nella situazione. Che io gane o che io perda, è sempre la stessa merda.

É triste, non mi piace la situazione.

Sento il dolore anche se non sia il mio. È il suo, ¡e nemmeno lo conosco! Ma sò che è forte. Come io.

Non posso seguire ascoltando cose più. Non lo merita... credo.

Se lei può bugiare così bene, lui avrò potuto farlo anche...

Tutto mi è familiare. Non posso... non posso lo giuro. E voglio potere ormai.

Ciò che lui ha detto mi è familiare, mi è familiare la discolpa, e seguo senza potere capire quella paura, e... mi segue ferendo.

E un' altra volta ho sentito tutto.

Stai zitta, la mia amica... e allora lui dice: "E quando ti veda alla strada con qualcun' altro, sorriderò, pensando minchia, ho potuto di essere io... ma ha trovato a qualcuna persona speziale. E mi tirerò su".

Non seguire bugiando, la mia amica...

E proprio lí, va la domanda che ho pensato tanto, e la risposta che tanta paura mi dava ascoltare.

E la frase mia.

E l'altra domanda va anche proprio lì. ¿Tutto era fittizio? ¿Perchè significa tanto?

E sono stata accanto alla finestra e mi lo ha detto. Lo ricordo bene. Io sorridevo. Sorridevo ascoltando le stesse parole che ora ascolto dall'altra bocca, a una persona diversa.


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